Insetti Senza Confini
Dall’Italia alla Spagna: la supercolonia di formiche che attraversa l’Europa
La storia recente della formica argentina è, in un certo senso, anche una storia della globalizzazione. Le grandi rotte commerciali non hanno trasportato soltanto merci, piante, materiali e persone: hanno contribuito a spostare, spesso involontariamente, organismi minuscoli da un continente all’altro.
Nel caso degli insetti, questo avviene attraverso navi, carichi, imballaggi e materiali che viaggiano per lunghe distanze. Specie quasi invisibili possono così superare oceani e altre barriere geografiche, arrivando a colonizzare ambienti in cui prima non esistevano.
È quello che è successo con una specie di formica originaria del Sud America: Linepithema humile, meglio nota come formica argentina, è riuscita a stabilirsi in molte aree temperate e subtropicali del mondo, trovando negli ambienti antropizzati nuovi corridoi di espansione.
Dal Sud America al Mediterraneo: una viaggiatrice involontaria
Come si è già accennato, Linepithema humile è originaria del Sud America e ha il proprio areale nativo nelle aree basse associate al bacino del Paraná e ai grandi corsi d’acqua della regione, tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Oggi, però, è diffusa in regioni subtropicali e temperate di sei continenti ed è considerata una delle specie invasive più rilevanti al mondo.
La sua espansione racconta anche un aspetto poco visibile della globalizzazione. Nel caso della formica argentina, è stato particolarmente rilevante il ruolo del commercio umano e degli spostamenti a lunga distanza. La sua capacità naturale di dispersione è infatti limitata, ma la colonizzazione di nuove aree è stata favorita da trasporti, merci e movimenti involontari da un luogo all’altro.
In poche parole, le nostre reti materiali hanno aperto corridoi che la formica argentina ha potuto percorrere.
Quando molti nidi si comportano come uno solo
In Europa meridionale, questa storia ha prodotto un fenomeno sorprendente: una supercolonia estesa per oltre 6.000 km, dall’Italia alla Spagna nord-occidentale. Una rete di milioni di nidi e miliardi di operaie che si comportano come parti di una stessa grande unità cooperativa.
Se, in molte specie di formiche, il confine tra un nido e l’altro è anche un confine sociale che rende due colonie rivali e competitive tra loro, questo tende a non avvenire nel caso della supercolonia di formica argentina. Diversi studi, infatti, rivelano la presenza di una rete polidomica, ovvero composta da più formicai collegati, dove l’aggressività interna risulta drasticamente ridotta a favore della collaborazione tra individui di nidi differenti. All’interno della supercolonia, si viene quindi a creare una continuità sociale e chimica tra i membri di diversi formicai che agiscono come parti di una medesima organizzazione.
La firma chimica della supercolonia
Per capire come una supercolonia possa mantenersi su distanze così vaste, bisogna innanzitutto capire che il riconoscimento tra formiche avviene principalmente attraverso segnali chimici presenti sulla cuticola, lo strato esterno del corpo. Nel caso di Linepithema humile, si è dimostrata l’importanza degli idrocarburi cuticolari: profili chimici abbastanza simili possono ridurre l’aggressività tra individui, mentre differenze più marcate possono contribuire al riconoscimento di formiche estranee.
È proprio attraverso questi segnali chimici che le formiche argentine distinguono chi è parte della rete e chi no. Nelle aree invase, ciò può tradursi in una maggiore tolleranza tra nidi, permettendo la formazione di strutture enormi, con molte regine, molti formicai e altissime densità locali. Il Global Invasive Species Database sottolinea proprio come le popolazioni introdotte presentino una struttura genetica e sociale capace di aumentare la cooperazione tra operaie e favorire colonie molto dense e in rapida crescita.
Quando la cooperazione diventa invasione
Sul piano ecologico, una forte cooperazione interna a una specie può comportare una pressione verso l’esterno capace di compromettere l’equilibrio ambientale preesistente. Nel caso di una specie invasiva, può tradursi in una maggiore capacità di occupare spazio, dominare risorse e competere con le specie native.
La formica argentina è un esempio evidente. La scarsa aggressività interna permette a moltissime operaie di concentrare energia e movimento nella ricerca di cibo, nell’espansione dei nidi e nella competizione con altre specie. Le popolazioni introdotte di Linepithema humile possono così raggiungere alte densità, dominare risorse e mettere sotto pressione le comunità di formiche native.
Sempre il Global Invasive Species Database segnala che la formica argentina può dislocare specie native in varie parti del mondo, ridurre la biodiversità delle formiche e alterare processi ecologici legati, per esempio, alla dispersione dei semi o alle relazioni tra insetti e piante.
In questo senso, la bassa conflittualità interna si configura come una delle condizioni che permettono alla specie di occupare efficacemente nuovi ambienti.
La geografia invisibile delle formiche
La supercolonia di formiche argentine ci costringe così a guardare il territorio in modo diverso. Non solo come una superficie divisa da confini, città e strade, ma come un insieme di corridoi ecologici, materiali e commerciali attraverso cui anche organismi minuscoli possono spostarsi e prosperare.
Dall’Italia alla Spagna, questa rete non ci racconta soltanto la storia di una specie invasiva, ma anche come gli ambienti trasformati dall’uomo possano diventare vie di espansione per forme di vita minuscole, capaci di attraversare i nostri confini senza nemmeno vederli.